Giorgio Amitrano
L'articolo di Giorgio Amitrano pubblicato su Il Manifesto
«Non ci sono parole». È una frase che in questi giorni ricorre spesso nei nostri discorsi a proposito di ciò che è avvenuto in Giappone. Eppure questa dichiarazione di silenzio è subito smentita da un inarrestabile bisogno di commentare, raccontare e giudicare. Unanime l'ammirazione per il comportamento dei giapponesi.L’aula Matteo Ripa di Palazzo Giusso ha ospitato un’iniziativa volta a valorizzare la causa della libertà d’informazione
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Così recita l’articolo 21 della nostra Costituzione: è evidente che le cose non vanno esattamente in questo modo.Giorgio Amitrano e Silvana De Maio hanno presentato Junji Tsuchiya, professore di Sociologia alla Waseda University di Tokyo
Robotizzazione di una società sostenibile in epoca postmoderna: è stato questo l'argomento della conferenza tenutasi il 6 marzo nella Sala Conferenze di Palazzo du Mesnil.La mostra “La fotografia del Giappone (1860‐1910). I capolavori” a Villa Pignatelli
Nella Casa della fotografia di Villa Pignatelli è stata allestita una mostra fotografica unica nel suo genere. Il Museo delle Culture di Lugano ha messo infatti a disposizione del pubblico parte della sua collezione di 5185 fotografie giapponesi della fine dell'Ottocento.In una conferenza di Giorgio Amitrano il Giappone che sta oltre lo stereotipo di geishe e samurai
"La categoria dell’esotismo è stata creata per eludere il confronto con l’altro che è più simile a noi di quanto siamo disposti ad ammettere", è la risposta di Giorgio Amitrano a chi, al termine della sua relazione sulla letteratura giapponese, ancora gli confessava di vedere il Giappone e i suoi scrittori come troppo lontani dalla cultura occide




