Donald E. Pease ha presentato il suo nuovo libro: The New American Exceptionalism

 

Donald E. Pease ha presentato il suo nuovo libro: The New American Exceptionalism

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La professoressa Donatella Izzo, docente di Letteratura Angloamericana, ha introdotto il collega Donald E. Pease, autore del libro The New American Exceptionalism, docente di Studi Umanistici al Dartmouth College di Hanover e direttore del Futures of American Studies Institute

Il professor Pease – concentrando l’attenzione sulla transizione, nella storia degli Stati Uniti d’America, dalla fine della guerra fredda all’elezione di Barack Obama – ha analizzato l’eccezionalismo americano come espressione e strumento della fantasia di stato.
Durante la guerra fredda, il concetto di eccezionalismo è stato utilizzato per promuovere e sostenere le scelte degli Stati Uniti nell’ambito della politica estera. Nel momento in cui entra in crisi lo stato di fantasia che – durante quegli anni cruciali – ha regolato il rapporto tra i cittadini americani e l’ordine politico, emergono nuove fantasie di stato. G.H.W. Bush costruisce un mondo esterno, opposto alla sicurezza della Homeland, per garantire l’equilibrio nelle questioni di politica interna. G. W. Bush – portando avanti la fantasia di Bush senior sulla guerra globale al terrorismo – sviluppa una nuova forma di eccezionalismo, una fantasia alternativa: lo stato si dichiara un’eccezione alla legge, persino internazionale. L’amministrazione Bush, quindi, richiede ai cittadini di accettare il nuovo stato di cose e le dinamiche che esso comporta: chi non è d’accordo è considerato come non-americano, al pari di un terrorista. In questo modo, G.W. Bush riesce a produrre una nuova trasformazione nella rappresentazione dell’identità americana, ricomponendo gli antagonismi interni contro la minaccia esterna e ricreando logiche da guerra fredda. Infine, durante le ultime elezioni presidenziali, Barack Obama approfitta di una nuova fantasia, quella dell’ordine alternativo che si pone come risposta all’urgente bisogno di cambiamento. Anche se il cambiamento è definito soltanto in termini generici e non si fa riferimento a precisi programmi politici, la fantasia si rivela di nuovo efficace e Barack Obama raggiunge l’obiettivo.

In questo quadro di riferimento, adoperando la definizione della professoressa Jacqueline Roses, la fantasia – superando la sfera privata – inizia a far parte della vita pubblica e sociale e gioca un ruolo centrale e costitutivo nella costruzione delle nazioni e degli stati moderni.
Il professor Pease ha concentrato l’attenzione sulla riflessione sullo stato di fantasia nel mondo politico moderno, essenziale proprio perché la fantasia rappresenta un motivo dominante nella costruzione dell’identità nazionale. In altre parole, non è possibile riflettere sulle questioni politiche contemporanee senza prendere in considerazione i concetti di eccezionalismo e di fantasia di stato.

Azzurra Mancini

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