Luca Grauso: la mia esperienza in un dottorato dell'Orientale

 

Luca Grauso: la mia esperienza in un dottorato dell'Orientale

Scelto per la sua specificità: un tema quasi introvabile altrove

Dottor Grauso, ci parli brevemente del suo percorso di studi.

“Ho studiato Scienze Politiche con indirizzo politico-internazionale all'Orientale e ho conseguito la laurea di vecchio ordinamento nel 2004.”

Perché ha scelto il dottorato e perché proprio questo in Storia delle donne e delle identità di genere?

“In realtà è stato il risultato di una serie di influenze in quanto mi sono laureato con una tesi in storia contemporanea e non di genere: si trattava di un esame per cui avevo studiato molto e che mi aveva appassionato particolarmente e, dopo circa un anno e mezzo di ricerca, la mia relatrice, che era anche la coordinatrice di questo dottorato, mi fece presente questa possibilità.”

Come nasce quindi quest'interesse?

“Attraverso la mia relatrice che mi ha fatto avvicinare alla materia: devo dire che l'interesse è nato presto, alimentato dai vari convegni grazie ai quali ho potuto ampliare le mie conoscenze. Quello che mi affascinava di più nella storia di genere erano le tematiche totalmente diverse rispetto a quelle della storia “tradizionale”: nei manuali che leggevo da studente non si trovava traccia dei soggetti di ricerca di cui sentivo man mano parlare dai membri del dottorato, e questo finì col darmi la sensazione di ampiezza e di profondità di questa disciplina. La mia posizione specifica era poi particolare di per sé, in quanto mi trovavo a far parte di una minoranza di uomini in un ambiente di lavoro sostanzialmente femminile, e questo mi ha insegnato molto. La cosa che mi allettava dal punto di vista professionale era comunque la possibilità, tramite il dottorato, di poter continuare a studiare ma soprattutto di poterlo fare in cambio di una retribuzione.”

Quindi lei era borsista? Come definirebbe quest'esperienza a metà tra studio e lavoro?

“Sì, ero borsista e come dicevo la cosa più bella era poter fare il lavoro che mi piaceva riuscendo allo stesso tempo a mantenermi. In effetti io l'ho sempre considerato un lavoro e basta, ma mi rendo conto che si tratta di un'impressione effettivamente non molto diffusa: è come se si continuasse ad avere l'aspetto dello studente...”

Che progetto ha seguito durante il dottorato?

“La mia tesi di dottorato si basava su una biografia doppia, quella di un fratello e una sorella i cui percorsi politici si presentano simili ma allo stesso tempo molto diversi: il rapporto che queste due persone ebbero con le ideologie politiche è dello stesso segno, ma qualitativamente diversissimo, e fortemente connotato dal punto di vista dell'identità di genere.”

Tirando le somme il dottorato è un'esperienza che consiglierebbe?

“Se qualcuno mi chiedesse un consiglio sul dottorato in generale io gli risponderei di guardarsi bene intorno e di essere molto realista ma, nella convinzione di fare un dottorato, consiglierei questo in Storia delle donne e delle identità di genere per due ragioni: in primis per la specificità del soggetto, trattato solo raramente negli atenei italiani. La seconda ragione per cui consiglierei questo dottorato è che si tratta di un dottorato internazionale che di per sé ti mette in relazione con persone di altri paesi: se da una parte quindi costituisce un'esperienza che ti fa maturare, d'altra parte può aprire qualche porta in più campo professionale, cosa che, considerando la situazione attuale in Italia, non mi sembra un dettaglio.”

Quando è finita l'esperienza del dottorato per lei e di cosa si occupa adesso?

“Ho finito il dottorato il 29 aprile di quest'anno e adesso sto facendo ancora ricerca, ma per privati.”

Per quanto riguarda il prossimo futuro?

“Sinceramente non saprei dirlo di preciso. Chiaramente, come tutti, mi piacerebbe lavorare nel campo per cui ho studiato però, come tutti, devo fare i conti con la realtà. Probabilmente farò altro. In ogni caso sto prendendo in considerazione l'ipotesi di spostarmi, di andare altrove.”

Francesca De Rosa - Direttore: Alberto Manco

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