Giappone
Napoli e Kyoto, così vicini e così lontani, nelle riflessioni di Alessandro W. Mavilio, laureato in Lingue e Culture Orientali ed ora attivo in Giappone nell’insegnamento della lingua italiana e nella realizzazione di film taoisti
Innanzitutto, grazie per aver accettato il nostro invito, dottor Mavilio. Ci può dire qualcosa sulla sua provenienza e formazione? “Grazie a voi per l’ospitalità sul vostro Magazine. Io sono nato a Napoli nel 1974 e sono stato un pauroso ragazzino del Vomero.Giorgio Amitrano ha tenuto la conferenza “La malinconia e la bellezza. Riflessioni sul sentire giapponese” a Villa Pignatelli
“Esiste qualcosa di specificamente giapponese nel modo di sentire e di porsi rispetto al mondo?” Spesso noi occidentali ci poniamo questa domanda quando approcciamo il mondo giapponese, conservando forse ancora l'idea di eccezionalità che si diffuse in Europa alla fine dell'Ottocento.Attracca a Napoli la Peace Boat con il Progetto Orizuru grazie al quale gli Hibakusha, i sopravvissuti al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, portano la loro testimonianza nel mondo
La parola Orizuru sta ad indicare in giapponese la forma della gru ricavata piegando un foglio di carta secondo l’antica arte degli origami. Questa gru di carta, da semplice divertimento, è da decenni diventata anche simbolo della pace e della rinuncia all’atomica grazie ai milioni di esemplari che ornano ogni angolo del Parco Memoriale di Hiroshima. Dietro a questa tradizioMaria Vitiello, studentessa all'Università "L'Orientale", racconta come la scoperta del Taiko le ha cambiato la vita.
Maria Vitiello, innanzitutto può spiegarci cos'è il Taiko e cosa vuol dire seguire il TaikoDo? In Giappone, sin dall’antichità, si è tramandata l’essenza dello spirito giapponese attraverso arti tradizionali quali ad esempio il JūDō, la Via della cedevolezza, il KenDō, la Via dell’arte della spada, il ChaDō, la Via del tè o lo ShoDō, laL'articolo di Giorgio Amitrano pubblicato su Il Manifesto
«Non ci sono parole». È una frase che in questi giorni ricorre spesso nei nostri discorsi a proposito di ciò che è avvenuto in Giappone. Eppure questa dichiarazione di silenzio è subito smentita da un inarrestabile bisogno di commentare, raccontare e giudicare. Unanime l'ammirazione per il comportamento dei giapponesi.




